recensioni

Il ministero della suprema felicità

☕ Ne abbiamo parlato da The Foodmaker.

Un libro di cui si è parlato tanto negli ultimi mesi e intorno al quale si sono create aspettative enormi, soprattutto da parte di chi aveva letto “Il dio delle piccole cose”. Noi lo abbiamo letto senza troppi pregiudizi, e l’impressione che ne abbiamo avuto è di un libro forse troppo complesso e ricco per essere letto “a tempo perso”. E’ indubbiamente un romanzo che richiede tempo, energia e passione, visti i suoi continui richiami all’attualità, alla politica, alla storia. Si sente la mano da saggista di Arundhati Roy, tra le righe di questa storia, e il piacere della lettura ne è a volte sacrificato. D’altra parte, è un libro scritto bene, con immagini splendide e una traduzione curata, e soprattutto ha il pregio di presentare l’India non come la stereotipata panacea di tutti i mali dell’Occidente (“ero in crisi, sono stato in India e sono ri-na-to!”) ma come un Paese pieno di contrasti, violenza, spiritualità e colori.

Star_pienaStar_pienaStar_pienaStarStar

Annunci
nominees

Proposte di lettura – 2018

Tutti i libri che sono stati proposti durante i nostri incontri.  Quelli che sono stati votati, o ripescati, e che poi abbiamo letto (in grassetto), quelli che non ce l’hanno fatta per un soffio, e quelli che proprio non ci hanno ispirato – ma non si sa mai.  Ad uso e consumo di chi cerca ispirazione per i prossimi viaggi letterari.

  • 14 gennaio: speciale Arundhati Roy: Il ministero della suprema felicità
  • 25 febbraio: La donna che scriveva racconti (Lucia Berlin), La vegetariana (Han Kang), Ragazze elettriche (Naomi Alderman), Il richiamo del cuculo (Robert Galbraith), I pesci non hanno gambe (Jon Kalma Stefansson), Il pettirosso (Jo Nesbo)
recensioni

L’arminuta

☕ Ne abbiamo parlato sul divano di casa, con qualche delizia di Pain Quotidien.

Un libro breve (troppo, per qualcuno), “facile” e immediato, che in un pomeriggio di lettura riesce a dipingere un mondo duro e in grado di smuovere passioni, rabbia, delusione, frustrazione. Un affresco a tratti solo abbozzato, quasi incompleto, che ci lascia con le classiche domande da “ma che avrà fatto, poi?”, ma che proprio per questo si avvicina alla vita vera – ché non sempre si sa, poi, che fine uno fa. Splendida la scena finale, che con una sola immagine risponde a tante domande. E’ vero, ci sono alcuni cliché letterari un po’ scontati, uno su tutti la salvifica onnipresente professoressa di lettere, e qua e là quasi dei déjà vu letterari (non vi ricorda un po’ L’amica Geniale? Accabadora? E poi quella scena del bango in mare, sono sicura di averla già letta da qualche parte…), ma tutto sommato è un libro che abbiamo fatto proprio bene a leggere.

Star_pienaStar_pienaStar_pienaStar_pienaStar

recensioni

Bussola

☕ Ne abbiamo parlato da Sucre Sale.

E’ vero, dovevamo aspettarcelo da un libro definito in ogni singola recensione un libro fiume, un’erudita analisi, un intenso viaggio – e dovevamo aspettarcelo da uno scrittore francese vincitore del Goncourt. Ma tant’e’ – la difficolta’ ci ha spiazzato. Troppe citazioni, troppi riferimenti, troppe parentesi e soprattutto troppi pochi punti. Per chi non e’ un esperto di musica classica, di letteratura, di medio oriente, o meglio ancora di tutti e tre, risulta praticamente illeggibile.

Star_pienaStar_pienaStarStarStar

recensioni

Voci del verbo andare

☕ Ne abbiamo parlato da Bocca Moka.

Primo incontro dedicato al vicitore del Premio Strega Europeo – da lettori italiani nella capitale europea non potevamo certo farci scappare l’occasione. Un libro intenso, impegnativo, ricco di riferimenti alla mitologia e alla storia della Germania, ma allo stesso tempo un’interessante e dura riflessione sull’altro, sul perché “noi” siamo fortunati e “loro” no. Un libro che nonostante sia di grande attualità non sembra cavalcare l’onda dell’emotività ma ha più il sapore di un insegnamento destinato a durare nel tempo.

Star_pienaStar_pienaStar_pienaStar_pienaStar

recensioni

Americanah

☕ Ne abbiamo parlato da Parlor Coffee.

Avremmo potuto parlare per ore di questo libro, dei mille temi che affronta, dei tanti spunti di riflessione. Una storia scorrevole, ben scritta, ma soprattutto universale, con elementi nei quali anche degli expat come noi si possono riconoscere. Una storia che è anche un insegnamento, per chi pensa di conoscere l’Africa, e invece. Per chi crede che le africane abbiano i capelli lunghi, e invece. Per chi pensa che non ci sia differenza tra afroamericani e africani in America, e invece. Per chi pensa che l’integrazione sia facile, e invece. Per chi pensa che tornare a casa sia facile, e invece. Per chi pensa che non esistano le anime gemelle, e invece.

Star_pienaStar_pienaStar_pienaStar_pienaStar_piena

nominees

Impronte in valigia – 2017

C’è chi ha già prenotato il volo, chi sta scegliendo quale costume da bagno mettere in valigia.  Noi, per non saper né leggere né scrivere, ogni anno ci scambiamo consigli di lettura per gli afosi pomeriggi estivi.

  • Atti osceni in luogo privato (Marco Missiroli), per chi vuole leggere una bella storia sui rapporti familiari, sull’amore, sul diventare adulti
  • Trilogia di Matsuyama Kaze (Dale Furutani), per scappare in estremo oriente, almeno con la fantasia
  • Tre piani (Eskhol Nevo), per chi vuole scavare nei sentimenti e nelle pulsioni umane
  • Casa d’altri e altri racconti (Silvio d’Arzo), per chi non conosce quello che Montale ha definito “il racconto perfetto”, e vuole rimediare
  • Le ragazze (Lori Lansens), per chi non vuole rischiare di passare un’estate troppo “leggera”
  • La scuola dei desideri (Joanne Harris), per chi ama i misteri, e perché è pur sempre estate
  • Storie della buonanotte per bambine ribelli (Elena Favilli, Francesca Cavallo), per chi ha dei bimbi, o ne avrà
  • Storia naturale di una famiglia (Ester Armanino), per chi ha una madre, o una figlia (e per chi ama gli insetti)
  • Al giardino ancora non l’ho detto (Pia Pera), per chi vuole riflettere sul senso della vita
  • Perché non possiamo essere cristiani (Piergiorgio Odifreddi), per chi “uffa ma solo romanzi?”
  • Storia di un postino solitario (Denis Thériault), per chi non si accontenta di vivere una sola vita
recensioni

Divorzio alla cinese

☕ Ne abbiamo parlato da Lulu Home Interior.

Un libro che, a prima vista, sembra un (troppo?) lungo susseguirsi di eventi e personaggi tutto sommato superficiali, se non fossero quei nomen omen a salvare la situazione. Un libro che invece, a ben guardare, rivela tutta la sua forza di opera satirica: una burocrazia strutturata e moralmente responsabile per il suo popolo che va in crisi, sostanzialmente, per un’inezia. Un libro carico di riferimenti alla cultura classica cinese, un libro che, pur senza approfondire troppo la psicologia dei personaggi, riesce a mettere in scena una kafkiana girandola di eventi paradossali e di grande impatto simbolico. Una sola nota a margine: forse  avrebbe aiutato una nota esplicativa per comprendere a fondo i tanti riferimenti culturali e storici, e apprezzare al meglio la forza di quest’opera.

Star_pienaStar_pienaStar_pienaStarStar

recensioni

Le quaranta porte

☕ Ne abbiamo parlato da Hinterland.

Un libro dal quale ci aspettavamo moltissimo e che invece, in parte, ci ha deluso. Quasi fastidiosa la storia di Ella, della sua crisi di mezza età e soprattutto dell’irrealistica subitanea conversione al romanticismo, condita dalle immancabili lacrime sul finale. Il tutto scritto in modo tutto sommato scorrevole ma con il classico limite dell’autore che “spiega” i sentimenti invece di farli capire al lettore attraverso le descrizioni e le azioni dei personaggi. Meglio la storia di Rumi, soprattutto per la struttura con la pluralità di voci e l’alternanza dei diversi punti di vista – anche se ci sarebbe piaciuta (o forse servita) un’appendice che disegnasse il limite tra storia e finzione. Insomma, “La dolce eresia” è tutto sommato un bel romanzo, “Le quaranta porte” non vi aggiunge niente, e anzi lo rallenta con una zavorra di sentimenti superficiali e banalizzati.

Star_pienaStar_pienaStarStarStar

recensioni

Le otto montagne

☕ Ne abbiamo parlato da Bocca Moka.

Un libro che ha la capacità di trascinarti nel mondo silenzioso della montagna, con i suoi tempi dilatati e la ritualità dei gesti dei pastori. Un inno alla bellezza della vita, dell’amicizia senza tempo, delle cose vere. Con uno stile scorrevole e lineare, ma mai banale, Cognetti costruisce un bellissimo romanzo di formazione, nel quale le tematiche delle origini, dei rapporti con i genitori, delle amicizie si intrecciano in modo semplice e spontaneo, creando un quadro armonico e pittoresco. Bellissimo anche (soprattutto per noi expat) il richiamo al tema del “chi va e chi resta”, con la spesso dimenticata riflessione che, semplicemente, non c’è una vita giusta da vivere: ci sono persone fatte per andare, e persone fatte per restare.

Star_pienaStar_pienaStar_pienaStar_pienaStar