Il problema Spinoza

☕ Ne abbiamo parlato da Mellow.

il-problema-spinozaOra possiamo finalmente dirlo: la paura di trovarci di fronte ad un “Mondo di Sofia” monotematico c’era. Si parla di filosofia, ed è vero, nelle parti dedicate a Spinoza il tono si fa forse un po’ troppo didattico, a scapito del piacere della lettura, ma è comunque un modo interessante e tutto sommato ben riuscito di conoscere non solo un personaggio storico (Rosenberg) ma anche un filosofo (Spinoza, appunto). Funzionale a questo scopo l’alternanza dei capitoli, che crea una sorta di parallelismo tra le due vite: come a voler dire, non è che tutti quelli che subiscono traumi e abbandoni da piccoli poi diventano criminali, eh. A volte diventano Spinoza. Una nota di merito va alla vivace e interessante descrizione della comunità ebraica, apprezzata soprattutto dagli amanti dell’aspetto storico del romanzo.

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Circolo chiuso

☕ Ne abbiamo parlato al Leopold Café Presse.

circolo-chiusoSembra un po’ come quella storia dei sequel dei film: c’è sempre qualcosa che non va. In questo caso, l’impressione generale è che Coe abbia voluto strafare nel ricamare un intero romanzo sul finale del precedente: sembra che tutto sia “di troppo”, per riempire le pagine nell’attesa di spiegare che fine hanno fatto i personaggi de “La banda dei brocchi”. Ad un certo punto l’autore decide di spiegare i punti aperti, ma lo fa in modo approssimato e con meno forza “storica” rispetto al primo romanzo. I dialoghi, spesso, sembrano finti, funzionali a spiegare i retroscena al lettore (inutile artificio quando il lettore ha letto anche il prequel, ovviamente). Deludente anche la scarsa profondità dei personaggi: siete davvero rimasti così mediocri, o è l’autore che non è riuscito a “farvi crescere”?

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La banda dei brocchi

☕ Ne abbiamo parlato alla Libreria Abao.

la-banda-dei-brocchiQuesto è probabilmente il libro che ha riscosso il maggior successo e il dibattito meno acceso: tutti d’accordo nel definirlo un libro scritto in modo avvincente e meravigliosamente ironico, capace di tenere il lettore incollato alle pagine nonostante un inizio un po’ lento. Un libro che ti stupisce con stili e linguaggi sempre diversi, ma che risulta nonostante tutto armonico e fluido. Soprattutto, un libro che riesce, attraverso gli occhi di un gruppo di giovani e dei loro genitori, a descrivere in modo appassionante e intelligente un’epoca, e un Paese, che noi non abbiamo vissuto ma che ci è sembrato di “vedere” come se fossimo stati veramente lì. Un’analisi della società inglese degli anni Settanta, ma senza essere un saggio sulla società inglese degli anni Settanta.

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La bellezza delle cose fragili

☕ Ne abbiamo parlato al Jat’ Café.

la-bellezza-delle-cose-fragiliUna nuova partecipante è venuta a trovarci pur non avendo letto il libro. Alla fine della mattinata, chiede “Ma insomma, lo consigliereste?” e noi, all’unisono: “Sì, certo. E tu, lo leggeresti?” “Solo la prima parte”. Eccola, la chiave di tutto. La prima parte, a parte alcune perplessità sullo stile forse un po’ troppo frammentato, è splendida: un lungo racconto sulla morte, e soprattutto sulla vita. Poi, con il passare delle pagine, l’entusiasmo cala un po’: sembra che ci sia troppa carne al fuoco, troppi sentimenti, troppe emozioni, troppa vita da raccontare in poche decine di pagine. Una saga familiare che avrebbe forse richiesto più approfondimento, e che nello spazio di un solo romanzo sta un po’ stretta. Un’operazione commerciale per tenere il lettore attaccato alle pagine, o la voglia di costruire una grande e complessa saga familiare? In entrambi i casi, ci è venuto il dubbio se non fosse stato meglio fermarsi alla prima parte…

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Il perfezionista

☕ Ne abbiamo parlato da APDM.

il-perfezionistaQuesto è un libro per buongustai, non c’è che dire – arrivati a leggere la ricetta per il perfetto uovo al tegamino l’acquolina in bocca è assicurata. Unanime il responso: un’attenta e appassionata ricostruzione della storia della cucina francese dall’inizio del novecento ad oggi. Tutti i nomi più importanti, gli chef più rinomati, i ristoranti più famosi, i piatti più ricercati e ovviamente la guida più famosa, la sua storia e i suoi aneddoti, il mistero e la fama. Accanto a questa ricostruzione, come una storia nella storia, la biografia di Loiseau, la storia della sua malattia, ma soprattutto un tributo alla sua determinazione, alla sua crescita professionale e alla sua dedizione. Unico neo è il modo in cui la storia è raccontata: un po’ troppo didascalica, al punto che sembra più un bollettino di guerra che un romanzo.

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Donne informate sui fatti

☕ Ne abbiamo parlato da Forcado.

donne-informate-sui-fattiQuesto libro ci ha diviso. Tra i più scettici serpeggiava un (legittimo) malcontento legato alla sostanziale povertà della trama “gialla” del libro: l’omicidio è tutto sommato banale, il movente intuibile già dalle prime pagine, e i protagonisti sono troppo stereotipati (manca solo il maggiordomo…). L’altra metà del tavolo ha invece letto questo libro non come un giallo, ma come un interessante esercizio di stile. Otto voci, ognuna ben caratterizzata (o, se vogliamo, stereotipata), che raccontano un pezzo di storia, ma anche tante altre storie che riversano sul malcapitato di turno, come capita spesso quando una donna comincia a parlare di una qualunque cosa e finisce a parlare di tutt’altro. Sembra un testo teatrale, con queste otto donne che, illuminate a turno sul palcoscenico, si alternano nel raccontare (o nel tacere) pezzi di storia, pensieri, idee, congetture. In questo senso, un libro piacevole, per un pomeriggio di lettura diversa dal solito.

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Il responsabile delle risorse umane

☕ Ne abbiamo parlato da Cook & Book.

il-responsabile-delle-risorse-umaneLa prima impressione condivisa è che questo sia un libro (volutamente) inconcluso. Incompleto, in un certo senso: Gerusalemme è lasciata a margine, quasi inesistente, i personaggi secondari solo abbozzati, persino il figlio di Julia, alla fine, sembra quasi scomparire nel nulla. D’altra parte, questa incompiutezza sembra funzionale allo scopo del romanzo: una riflessione sul senso di colpa e sulla responsabilità morale. Inizialmente è il Direttore a mobilitare il Responsabile delle risorse umane in nome del senso di colpa, mentre con il procedere della storia le buone intenzioni del direttore sembrano scomparire per lasciare il posto ad una assunzione di responsabilità di facciata e poco sincera. Infine, una riflessione sulla spasmodica ricerca del Responsabile delle risorse umane della verità sulla bellezza di Julia, come se volesse cercare una prova che in realtà non fosse bella, e che il suo non averla notata non fosse l’ennesima dimostrazione del fatto che la vita, i sentimenti, la bellezza gli fossero sempre scivolati addosso senza lasciare traccia.

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