Le quaranta porte

☕ Ne abbiamo parlato da Hinterland.

Un libro dal quale ci aspettavamo moltissimo e che invece, in parte, ci ha deluso. Quasi fastidiosa la storia di Ella, della sua crisi di mezza età e soprattutto dell’irrealistica subitanea conversione al romanticismo, condita dalle immancabili lacrime sul finale. Il tutto scritto in modo tutto sommato scorrevole ma con il classico limite dell’autore che “spiega” i sentimenti invece di farli capire al lettore attraverso le descrizioni e le azioni dei personaggi. Meglio la storia di Rumi, soprattutto per la struttura con la pluralità di voci e l’alternanza dei diversi punti di vista – anche se ci sarebbe piaciuta (o forse servita) un’appendice che disegnasse il limite tra storia e finzione. Insomma, “La dolce eresia” è tutto sommato un bel romanzo, “Le quaranta porte” non vi aggiunge niente, e anzi lo rallenta con una zavorra di sentimenti superficiali e banalizzati.

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Le otto montagne

☕ Ne abbiamo parlato da Bocca Moka.

Un libro che ha la capacità di trascinarti nel mondo silenzioso della montagna, con i suoi tempi dilatati e la ritualità dei gesti dei pastori. Un inno alla bellezza della vita, dell’amicizia senza tempo, delle cose vere. Con uno stile scorrevole e lineare, ma mai banale, Cognetti costruisce un bellissimo romanzo di formazione, nel quale le tematiche delle origini, dei rapporti con i genitori, delle amicizie si intrecciano in modo semplice e spontaneo, creando un quadro armonico e pittoresco. Bellissimo anche (soprattutto per noi expat) il richiamo al tema del “chi va e chi resta”, con la spesso dimenticata riflessione che, semplicemente, non c’è una vita giusta da vivere: ci sono persone fatte per andare, e persone fatte per restare.

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Orfani bianchi

☕ Ne abbiamo parlato da Cup28.

orfani-bianchiLa discussione non era nemmeno iniziata, che già si delineava il tema centrale di tutto il libro: il finale, Antonio, mannaggia! C’è chi ha apprezzato lo stile scorrevole, chi l’ha trovato poco originale, chi era stupito dalla versatilità di Manzini – abituati come siamo a vederlo alle prese con Rocco Schiavone – e chi non aveva mai letto altro, chi avrebbe preferito un finale diverso e chi invece ne ha riconosciuto la potenza narrativa. In tutti i casi, una cosa ha messo tutti d’accordo: che nodo allo stomaco, alla fine! Un libro che fa riflettere – preparate i fazzoletti.

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Rumore bianco

☕ Ne abbiamo parlato da Grand Central.

rumore-bianco1Un libro che ci ha colpito soprattutto per i suoi lampi di ironia, che si accompagnano ad un forte realismo nelle descrizioni. Se da un lato ci siamo sentiti trascinati nella storia con frequenti “ma dai, è proprio vero!”, dall’altro i dialoghi paradossali ci hanno tenuti incollati alle pagine. Un’attualissima critica della società di oggi, dal consumismo sfrenato dei centri commerciali alle paranoie individuali e di massa, ma anche una profonda analisi della società e dell’uomo, con le sue manie, le sue paure, le sue contraddizioni.  L’unica pecca è, nel complesso, una scarsa empatia con il lettore – ma tutto sommato sembra proprio essere un capolavoro della letteratura americana e un perfetto esempio del cosiddetto postmodernismo.

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