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I veleni della dolce Linnea

☕ Ne abbiamo parlato da La petite production.

Un romanzo ironico e surreale, che ci racconta le vicende tragicomiche di una vecchina, omicida seriale quasi per caso. La storia non supera mai i limiti del verosimile, anche se ostenta un po’ troppa “improbabilità”, con l’obiettivo (riuscito) di trattare con ironia alcuni problemi sociali quali la solitudine degli anziani e il rapporto di questi con i giovani. E’ tutto sommato un romanzo piacevole, picaresco, con personaggi ben delineati (anche se non proprio “simpatici”).

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L’uomo che metteva in ordine il mondo

☕ Ne abbiamo parlato da La petite production.

Per ingraziarci la primavera, abbiamo deciso di dedicare la nostra colazione di aprile ad un libro “leggero”, da passeggiata al parco la domenica dopo pranzo. “L’uomo che metteva in ordine il mondo” sembra essersi rivelata una scelta azzeccata: ben scritto, scorrevole, abbastanza ruffiano da suggerire al lettore una certa immedesimazione (ammettiamolo, c’è un po’ di Ove in tutti noi…) e con personaggi talmente “vivi” che a tratti sembra di averli conosciuti davvero. L’unica pecca – ma d’altronde volevamo leggerezza, no? – è che ha una trama tutto sommato un (bel) po’ prevedibile.

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I pesci non hanno gambe

☕ Ne abbiamo parlato da Belga & Co.

Un romanzo che ci ha appassionato per le sue pagine magistralmente scritte, che sembrano quasi lezioni di vita. Righe da leggere, rileggere, sottolineare, copiare, mandare a memoria. Immagini da ricordare e su cui riflettere, campanelli d’allarme per ricordarci quali sono “i fondamentali della vita”. Una dura e appassionante descrizione di una terra ostile e fredda, ma anche e soprattutto un racconto di sentimenti ed emozioni umane – magistrali le pagine dedicate all’amore, per dirne una.

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La donna che scriveva racconti

☕ Ne abbiamo parlato da Tich.

Una raccolta di racconti crudi, duri, a volte di una tristezza esasperante – ma in ogni caso veri, e soprattutto scritti con una prosa perfetta. Un libro che ricorderemo per i personaggi così ben definiti, per le immagini apparentemente “buttate lì” e che invece riescono a trovare un posto nella memoria. Racconti che sono come quadri, compiuti e perfetti, al punto che qualcuno ha proposto di cambiare il titolo italiano – perché Lucia Berlin non scrive racconti, li disegna. E, ciliegina sulla torta, c’è anche quella indescrivibile soddisfazione da lettore, quando in un racconto trovi un accenno, una riga sola, fosse anche solo una parola, che rimanda ad un altro racconto – e tutto ti sembra riportare ad un ordine perfetto.

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Il ministero della suprema felicità

☕ Ne abbiamo parlato da The Foodmaker.

Un libro di cui si è parlato tanto negli ultimi mesi e intorno al quale si sono create aspettative enormi, soprattutto da parte di chi aveva letto “Il dio delle piccole cose”. Noi lo abbiamo letto senza troppi pregiudizi, e l’impressione che ne abbiamo avuto è di un libro forse troppo complesso e ricco per essere letto “a tempo perso”. E’ indubbiamente un romanzo che richiede tempo, energia e passione, visti i suoi continui richiami all’attualità, alla politica, alla storia. Si sente la mano da saggista di Arundhati Roy, tra le righe di questa storia, e il piacere della lettura ne è a volte sacrificato. D’altra parte, è un libro scritto bene, con immagini splendide e una traduzione curata, e soprattutto ha il pregio di presentare l’India non come la stereotipata panacea di tutti i mali dell’Occidente (“ero in crisi, sono stato in India e sono ri-na-to!”) ma come un Paese pieno di contrasti, violenza, spiritualità e colori.

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L’arminuta

☕ Ne abbiamo parlato sul divano di casa, con qualche delizia di Pain Quotidien.

Un libro breve (troppo, per qualcuno), “facile” e immediato, che in un pomeriggio di lettura riesce a dipingere un mondo duro e in grado di smuovere passioni, rabbia, delusione, frustrazione. Un affresco a tratti solo abbozzato, quasi incompleto, che ci lascia con le classiche domande da “ma che avrà fatto, poi?”, ma che proprio per questo si avvicina alla vita vera – ché non sempre si sa, poi, che fine uno fa. Splendida la scena finale, che con una sola immagine risponde a tante domande. E’ vero, ci sono alcuni cliché letterari un po’ scontati, uno su tutti la salvifica onnipresente professoressa di lettere, e qua e là quasi dei déjà vu letterari (non vi ricorda un po’ L’amica Geniale? Accabadora? E poi quella scena del bango in mare, sono sicura di averla già letta da qualche parte…), ma tutto sommato è un libro che abbiamo fatto proprio bene a leggere.

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Bussola

☕ Ne abbiamo parlato da Sucre Sale.

E’ vero, dovevamo aspettarcelo da un libro definito in ogni singola recensione un libro fiume, un’erudita analisi, un intenso viaggio – e dovevamo aspettarcelo da uno scrittore francese vincitore del Goncourt. Ma tant’e’ – la difficolta’ ci ha spiazzato. Troppe citazioni, troppi riferimenti, troppe parentesi e soprattutto troppi pochi punti. Per chi non e’ un esperto di musica classica, di letteratura, di medio oriente, o meglio ancora di tutti e tre, risulta praticamente illeggibile.

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Voci del verbo andare

☕ Ne abbiamo parlato da Bocca Moka.

Primo incontro dedicato al vicitore del Premio Strega Europeo – da lettori italiani nella capitale europea non potevamo certo farci scappare l’occasione. Un libro intenso, impegnativo, ricco di riferimenti alla mitologia e alla storia della Germania, ma allo stesso tempo un’interessante e dura riflessione sull’altro, sul perché “noi” siamo fortunati e “loro” no. Un libro che nonostante sia di grande attualità non sembra cavalcare l’onda dell’emotività ma ha più il sapore di un insegnamento destinato a durare nel tempo.

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Americanah

☕ Ne abbiamo parlato da Parlor Coffee.

Avremmo potuto parlare per ore di questo libro, dei mille temi che affronta, dei tanti spunti di riflessione. Una storia scorrevole, ben scritta, ma soprattutto universale, con elementi nei quali anche degli expat come noi si possono riconoscere. Una storia che è anche un insegnamento, per chi pensa di conoscere l’Africa, e invece. Per chi crede che le africane abbiano i capelli lunghi, e invece. Per chi pensa che non ci sia differenza tra afroamericani e africani in America, e invece. Per chi pensa che l’integrazione sia facile, e invece. Per chi pensa che tornare a casa sia facile, e invece. Per chi pensa che non esistano le anime gemelle, e invece.

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Divorzio alla cinese

☕ Ne abbiamo parlato da Lulu Home Interior.

Un libro che, a prima vista, sembra un (troppo?) lungo susseguirsi di eventi e personaggi tutto sommato superficiali, se non fossero quei nomen omen a salvare la situazione. Un libro che invece, a ben guardare, rivela tutta la sua forza di opera satirica: una burocrazia strutturata e moralmente responsabile per il suo popolo che va in crisi, sostanzialmente, per un’inezia. Un libro carico di riferimenti alla cultura classica cinese, un libro che, pur senza approfondire troppo la psicologia dei personaggi, riesce a mettere in scena una kafkiana girandola di eventi paradossali e di grande impatto simbolico. Una sola nota a margine: forse  avrebbe aiutato una nota esplicativa per comprendere a fondo i tanti riferimenti culturali e storici, e apprezzare al meglio la forza di quest’opera.

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