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Le assaggiatrici

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Ne abbiamo parlato da Peck20.

Un tema potenzialmente interessante, sia per l’argomento che per la scelta del punto di vista intimista e soggettivo, peccato però per il risultato finale: poco approfondimento psicologico e storico (con qualche imprecisione, e scene da film inserite giusto per ricordarci che parliamo di Hitler), e una discutibile discesa verso il mondo Harmony.

A proposito*: Adua (Igiaba Scego), per chi ama leggere di importanti episodi o tematiche storiche, ma in chiave light; Il re e il suo giullare (Margaret George), come esempio (più riuscito, verrebbe da dire) di romanzo storico incentrato sul punto di vista di un personaggio “minore”.

* altrimenti detto: se ti è piaciuto questo libro, forse potrebbe piacerti anche. Ma anche: se non ti è piaciuto, stai lontano da. E ancora, per l’appunto: oh, ma a proposito…

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Chiamami col tuo nome

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Ne abbiamo parlato da Exki Porte de Namur.

Una bella storia d’amore, commovente come solo LE storie d’amore possono essere quando diventano un’occasione mancata di felicità. Peccato per la curiosità lasciata aperta sui vent’anni di vita tra due incontri, e per il non sempre azzeccato ma purtroppo molto comune “momento Dolce Vita”, che fa un po’ troppo blockbuster americano.

A proposito*: Maurice (Edward Morgan Forster), che esiste, pure lui, anche in versione film; I racconti di San Francisco (Armistead Maupin), sempre narrativa arcobaleno, ma con molti più arcobaleni.

* altrimenti detto: se ti è piaciuto questo libro, forse potrebbe piacerti anche. Ma anche: se non ti è piaciuto, stai lontano da. E ancora, per l’appunto: oh, ma a proposito…

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Patria

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Ne abbiamo parlato da Fika.

La storia di due famiglie spezzate dalla violenza dell’ETA, ma anche un viaggio nell’animo umano, alla ricerca delle ragioni profonde dell’odio, dell’amore, dell’amicizia e del perdono. Una girandola di personaggi complessi, lontani dalla facile dicotomia terroristi/cattivi vs vittime/buoni. Impegnativo e forse un po’ troppo lungo, da leggere per riflettere.

 

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Il signor Mozart si è svegliato

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Ne abbiamo parlato da Fika.

Divertente l’idea di trasportare Mozart ai giorni nostri, azzeccata anche la scelta di renderlo antipatico e insopportabile, almeno quanto si dice fosse la persona. Una lettura senza troppo impegno né bisogno di riflessioni profonde. Deludente però il finale, che ci saremmo aspettati più in linea con l’idea di partenza del romanzo.

 

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I veleni della dolce Linnea

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Ne abbiamo parlato da La petite production.

Ironiche e surreali, le vicende tragicomiche di una vecchina, omicida seriale quasi per caso. La storia ostenta un po’ troppa “improbabilità”, ma con l’obiettivo (riuscito) di trattare con ironia alcuni problemi sociali quali la solitudine degli anziani e il rapporto di questi con i giovani. Un romanzo piacevole, picaresco, con personaggi ben delineati.

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L’uomo che metteva in ordine il mondo

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Ne abbiamo parlato da La petite production.

Un libro “leggero”, da passeggiata al parco la domenica dopo pranzo: scorrevole, abbastanza ruffiano da suggerire al lettore una certa immedesimazione (ammettiamolo, c’è un po’ di Ove in tutti noi…) e con personaggi talmente “vivi” che a tratti sembra di averli conosciuti davvero. L’unica pecca è che ha una trama tutto sommato un (bel) po’ prevedibile.

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La donna che scriveva racconti

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Ne abbiamo parlato da Tich.

Racconti crudi, a volte di una tristezza esasperante – ma in ogni caso veri. Una prosa perfetta, personaggi ben definiti, immagini apparentemente “buttate lì” ma che si intrecciano e richiamano tra loro. Racconti come quadri, al punto che bisognerebbe cambiare il titolo italiano – perché Lucia Berlin non scrive racconti, li disegna. 

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Il ministero della suprema felicità

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Ne abbiamo parlato da The Foodmaker.

E’ un romanzo che richiede tempo, la mano da saggista di Arundhati Roy incrina a volte il piacere della lettura. Ma ci sono immagini splendide e una traduzione curata, e soprattutto ha il pregio di presentare l’India non come la stereotipata panacea di tutti i mali dell’Occidente ma come un Paese pieno di contrasti, violenza, spiritualità e colori.

 

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L’arminuta

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Ne abbiamo parlato sul divano di casa, con qualche delizia di Pain Quotidien.

Una storia difficile, dipinta come in un affresco, a tratti solo abbozzata, con (c’è da dirlo) qualche cliché letterario e qualche sensazione di déjà-vu. Un romanzo forse troppo breve, che ci lascia con le classiche domande da “ma che avrà fatto, poi?”, ma che proprio per questo si avvicina alla vita vera – ché non sempre si sa, poi, che fine uno fa.

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Bussola

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Ne abbiamo parlato da Sucre Sale.

Dovevamo aspettarcelo da un libro definito “un libro fiume, un’erudita analisi, un intenso viaggio” – ma tant’e’: la difficolta’ ci ha spiazzato. Troppe citazioni, troppi riferimenti, e soprattutto troppi pochi punti. Per chi non e’ un esperto di musica classica, di letteratura, di medio oriente, o meglio ancora di tutti e tre, risulta praticamente illeggibile.

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Voci del verbo andare

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Ne abbiamo parlato da Bocca Moka.

Un libro intenso, impegnativo, ricco di riferimenti alla mitologia e alla storia della Germania, e un’interessante e dura riflessione sull’altro, sul perché “noi” siamo fortunati e “loro” no. Un libro che nonostante sia di grande attualità non sembra cavalcare l’onda dell’emotività ma ha più il sapore di un insegnamento destinato a durare nel tempo.

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Divorzio alla cinese

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Ne abbiamo parlato da Lulu Home Interior.

Un libro che rivela tutta la sua forza di opera satirica contro un Paese che va in crisi, sostanzialmente, per un’inezia. Un libro carico di riferimenti alla cultura classica cinese, che, pur senza approfondire troppo la psicologia dei personaggi, riesce a mettere in scena una kafkiana girandola di eventi paradossali e di grande impatto simbolico.

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Le quaranta porte

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Ne abbiamo parlato da Hinterland.

Quasi fastidiosa la storia di Ella, della sua crisi di mezza età e soprattutto dell’irrealistica subitanea conversione al romanticismo, condita dalle immancabili lacrime sul finale. “La dolce eresia” è tutto sommato un bel romanzo, “Le quaranta porte” non vi aggiunge niente, e anzi lo rallenta con una zavorra di sentimenti superficiali e banalizzati.

 

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Le otto montagne

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Ne abbiamo parlato da Bocca Moka.

Un inno alla bellezza della vita, alla ritualità della montagna, all’amicizia senza tempo, alle cose vere. Un bellissimo romanzo di formazione, nel quale le tematiche delle origini, dei rapporti con i genitori, delle amicizie si intrecciano in modo semplice e spontaneo, armonico e pittoresco, con uno stile scorrevole e lineare, ma mai banale.

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Orfani bianchi

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Ne abbiamo parlato da Cup28.

orfani-bianchiC’è chi ha apprezzato lo stile scorrevole, chi l’ha trovato poco originale, chi era stupito dalla versatilità di Manzini, chi avrebbe preferito un finale diverso (Antonio, mannaggia!) e chi invece ne ha riconosciuto la potenza narrativa. In tutti i casi, una cosa ha messo tutti d’accordo: che nodo allo stomaco! Un libro che fa riflettere: preparate i fazzoletti.

 

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Rumore bianco

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Ne abbiamo parlato da Grand Central.

rumore-bianco1Un’attualissima e ironica critica al consumismo sfrenato dei centri commerciali e alle paranoie individuali e di massa, ma anche una profonda analisi dell’uomo, con le sue manie, le sue paure, le sue contraddizioni.  L’unica pecca è, nel complesso, una scarsa empatia con il lettore – ma rimane un imperdibile della letteratura americana.

 

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Ogni cosa è illuminata

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Ne abbiamo parlato da Les Trouvailles de Louise.

ognicosaeilluminataUn libro che appassiona con la narrazione del “mito” di Trachimbrod. Rimane un po’ di delusione per la storia in sé – questa affannosa e allo stesso tempo forse inutile ricerca della verità, ma è un romanzo che rivela la grande capacità di scrittura di un esordiente Jonathan Safran Foer, e che non si può liquidare con un semplice “difficile da leggere”.

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Adua

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Ne abbiamo parlato al calduccio, in casa, con i biscotti de La cucina delle zie.

aduaTratta di un tema importante in modo sì accessibile, ma tutto sommato insufficiente a “trascinarci” dentro l’Africa coloniale (e post coloniale). Troppi temi che finiscono inevitabilmente per essere approfonditi meno di quello che meriterebbero (su tutti, il tradimento delle origini e il difficile ruolo degli interpreti africani durante il colonialismo).