Cosa si legge a maggio?

Negli ultimi mesi abbiamo visto passare da queste parti molti titoli interessantissimi, e sembra proprio che sia tempo di ripescaggio. Ecco qui i titoli tra cui scegliere il libro che leggeremo per maggio. Si può votare fino a lunedì 27 marzo attraverso il gruppo Facebook o contattandoci direttamente (se non avete accesso a Facebook), e come al solito potete scegliere più di un titolo.

Orfani bianchi

☕ Ne abbiamo parlato da Cup28.

orfani-bianchiLa discussione non era nemmeno iniziata, che già si delineava il tema centrale di tutto il libro: il finale, Antonio, mannaggia! C’è chi ha apprezzato lo stile scorrevole, chi l’ha trovato poco originale, chi era stupito dalla versatilità di Manzini – abituati come siamo a vederlo alle prese con Rocco Schiavone – e chi non aveva mai letto altro, chi avrebbe preferito un finale diverso e chi invece ne ha riconosciuto la potenza narrativa. In tutti i casi, una cosa ha messo tutti d’accordo: che nodo allo stomaco, alla fine! Un libro che fa riflettere – preparate i fazzoletti.

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Rumore bianco

☕ Ne abbiamo parlato da Grand Central.

rumore-bianco1Un libro che ci ha colpito soprattutto per i suoi lampi di ironia, che si accompagnano ad un forte realismo nelle descrizioni. Se da un lato ci siamo sentiti trascinati nella storia con frequenti “ma dai, è proprio vero!”, dall’altro i dialoghi paradossali ci hanno tenuti incollati alle pagine. Un’attualissima critica della società di oggi, dal consumismo sfrenato dei centri commerciali alle paranoie individuali e di massa, ma anche una profonda analisi della società e dell’uomo, con le sue manie, le sue paure, le sue contraddizioni.  L’unica pecca è, nel complesso, una scarsa empatia con il lettore – ma tutto sommato sembra proprio essere un capolavoro della letteratura americana e un perfetto esempio del cosiddetto postmodernismo.

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Ogni cosa è illuminata

☕ Ne abbiamo parlato da Les Trouvailles de Louise.

ognicosaeilluminataUn libro che ci ha innanzitutto, e forse al di sopra di ogni altra considerazione, preso alla sprovvista con quelle sue sgrammaticature che rendono lenta e difficile la lettura, soprattutto all’inizio. Appassionante anche la narrazione del “mito” (nel senso di storia trasfigurata in quasi-leggenda) e della storia dello shtetl di Trachimbrod. Rimane un po’ di delusione per la storia in sé – questa affannosa e allo stesso tempo forse inutile ricerca della verità, ma tutto sommato è un romanzo che rivela la grande capacità di scrittura di Jonathan Safran Foer (considerando oltretutto che si tratta del suo primo romanzo) e che non si può liquidare con un semplice “difficile da leggere”.

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Adua

☕ Ne abbiamo parlato al calduccio, in casa, con i biscotti de La cucina delle zie.

aduaRecensito come un “must have” del lettore in cerca di argomenti importanti trattati con delicatezza, sembra trattare di un tema importante in modo sì accessibile, ma anche superficiale, ed è sostanzialmente incapace di “trascinarci” dentro l’Africa coloniale (e post coloniale). Troppi temi (il colonialismo, le migrazioni, l’amore, il rapporto di amicizia, quello tra padre e figlia, il ruolo della donna-oggetto, il razzismo, l’infibulazione, le tradizioni tribali africane, e probabilmente ne sto dimenticando qualcuno) che finiscono inevitabilmente per essere approfonditi meno di quello che meriterebbero. Avremmo preferito un maggiore approfondimento due temi che ci hanno appassionato di più: il tradimento delle proprie origini in nome del denaro e il difficile ruolo degli interpreti africani durante il colonialismo.

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A sangue freddo

☕ Ne abbiamo parlato da Le Pain Quotidien.

a-sangue-freddoUn libro che è un pugno nello stomaco, cruda ricostruzione di un cruento fatto di cronaca, ma anche un romanzo che, per certi aspetti, delude nel suo essere “giornalismo investigativo” solo fino ad un certo punto, con troppe invenzioni che stonano con la pretesa di cronaca che questo libro ha. L’aspetto romanzato della storia ci ha fatto riflettere sull’aspetto umano dei personaggi storici “cattivi” e sulla nostra visione del mondo e della giustizia: il sapere che “tanto sono colpevoli” può mettere in secondo piano eventuali errori procedurali in un processo? Insomma, un libro che può piacere o meno dal punto di vista letterario, ma che indubbiamente fa riflettere su come noi leggiamo il mondo.

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Leggere Lolita a Teheran

☕ Ne abbiamo parlato da Côté Gourmand.

leggere-lolita-a-teheranUn lungo elogio della letteratura, in grado di salvare l’uomo anche nelle situazioni più difficili e di mantenerne una certa umanità. Una storia che è più un diario-autobiografia che un romanzo (e che infatti non ha del romanzo la “bellezza” letteraria). Si parla di vittime che non hanno diritto alla difesa (con Lolita), di mondi costruiti, invano, sul passato (con Gatsby), di matrimonio (con Jane Austen) e di mancanza di empatia come “peccato originale del regime” (con James). Proprio l’empatia sembra essere l’unico sentimento umano in grado di sottolineare la complessità della natura umana e di andare oltre la distinzione “buoni-cattivi”. A margine, si parla anche dell’eterno conflitto tra chi, in situazioni di crisi, “scappa” e chi resta – lasciando ogni giudizio di merito fuori dalla porta: non ci sono eroi e vigliacchi, coraggiosi che si battono per il proprio paese ed egoisti che partono.

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