A sangue freddo

☕ Ne abbiamo parlato da Le Pain Quotidien.

a-sangue-freddoUn libro che è un pugno nello stomaco, cruda ricostruzione di un cruento fatto di cronaca, ma anche un romanzo che, per certi aspetti, delude nel suo essere “giornalismo investigativo” solo fino ad un certo punto, con troppe invenzioni che stonano con la pretesa di cronaca che questo libro ha. L’aspetto romanzato della storia ci ha fatto riflettere sull’aspetto umano dei personaggi storici “cattivi” e sulla nostra visione del mondo e della giustizia: il sapere che “tanto sono colpevoli” può mettere in secondo piano eventuali errori procedurali in un processo? Insomma, un libro che può piacere o meno dal punto di vista letterario, ma che indubbiamente fa riflettere su come noi leggiamo il mondo.

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Leggere Lolita a Teheran

☕ Ne abbiamo parlato da Côté Gourmand.

leggere-lolita-a-teheranUn lungo elogio della letteratura, in grado di salvare l’uomo anche nelle situazioni più difficili e di mantenerne una certa umanità. Una storia che è più un diario-autobiografia che un romanzo (e che infatti non ha del romanzo la “bellezza” letteraria). Si parla di vittime che non hanno diritto alla difesa (con Lolita), di mondi costruiti, invano, sul passato (con Gatsby), di matrimonio (con Jane Austen) e di mancanza di empatia come “peccato originale del regime” (con James). Proprio l’empatia sembra essere l’unico sentimento umano in grado di sottolineare la complessità della natura umana e di andare oltre la distinzione “buoni-cattivi”. A margine, si parla anche dell’eterno conflitto tra chi, in situazioni di crisi, “scappa” e chi resta – lasciando ogni giudizio di merito fuori dalla porta: non ci sono eroi e vigliacchi, coraggiosi che si battono per il proprio paese ed egoisti che partono.

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Benedizione

☕ Ne abbiamo parlato da Les Filles.

benedizioneUn libro che ha messo d’accordo tutti con la sua prosa essenziale ma efficace, i suoi dialoghi “pittori” e le sue splendide ed eterne immagini di pianure sconfinate e piogge scroscianti, che sembrano riportare ad una dimensione transitoria e fugace la vita dei personaggi e che incorniciano le tragiche vicende di un’estate qualunque in un assolato contesto di immobile pace, rotto solo dal cigolio della sedia a dondolo sulla veranda. Una prosa dura, secca e chirurgicamente perfetta per un libro di forte impatto emotivo ma senza essere sentimentale: in queste pagine si legge l’essenzialità dei sentimenti umani, ripuliti di tutto quello che è finzione e convenzione sociale. Questo romanzo è come la vita vera: niente orpelli, niente finto vittimismo buonista, niente riappacificazioni tra le lacrime sul letto di morte. Perché sì, a volte capita proprio che le cose rimangano sospese, irrisolte.

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Il buio oltre la siepe

☕ Ne abbiamo parlato da Workshop Café.

88-07-88155-8_Harper Lee_Il buio oltre la siepe.inddUn libro che ci ha conquistato, e non solo per il tema “indispensabile” e coraggioso: è un libro che descrive in modo appassionante e coinvolgente la società e la mentalità bigotta degli Stati Uniti di qualche decennio fa, e che riesce a rendere in modo vivido e accurato l’atmosfera di questo piccolo paesino di provincia, al punto che in certi momenti sembra che il lettore venga letteralmente trascinato tra le calde e polverose strade del paese. Anche chi tra noi l’aveva già letto ricorda alcuni aspetti che, nonostante il tempo, sono rimasti intatti nella memoria: la descrizione dell’infanzia di Scout, e il senso di frustrazione che pervade tutta la seconda parte del romanzo. Un necessario, che sembra frutto della fortissima esigenza di rendere pubblica una storia. Che poi la resa sia anche narrativamente ben riuscita è quasi secondario.

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Il bar delle grandi speranze

☕ Ne abbiamo parlato da Sucré Salé.

il-bar-delle-grandi-speranzeUn libro che è un lungo romanzo di formazione: il piccolo JR vive con la madre e una schiera di parenti a casa dei nonni, e passa la sua infanzia a cercare una figura paterna di riferimento, visto che il padre altri non è che una voce alla radio. Com’è e come non è, JR finisce per rintanarsi nel bar dove lavora lo zio. Una bella storia, in grado, nel bene e nel male, di farci riflettere e schierare: unanime il nostro giudizio negativo (tutto femminile?) su certi avventori abitudinari del bar. Apprezzato il modo con cui viene descritta l’infanzia di JR, il suo percorso di crescita, il suo illudersi (e disilludersi), ma deludente la parte “dopo Yale”: tutto quello che viene dopo ha avuto il controproducente effetto di farci schierare contro di lui, incapace di prendere in mano le redini della propria vita.

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Danny l’eletto

☕ Ne abbiamo parlato da Poz’ Café.

danny-lelettoQuesto è un libro che ha conquistato tutti: ci ha spinto a riflettere sul rapporto tra padri e figli, sul rapporto tra conoscenza, accettazione e condivisione, e anche sulla storia degli ebrei d’America e del loro rapporto con il sionismo. Abbiamo messo a confronto due padri, con il loro diverso modo di rapportarsi con i figli, entrambi fedeli a quello che ci è sembrato uno dei messaggi principali dell’opera di Potok: il rifiuto dei giudizi superficiali o approssimati, anche quando rivolti verso il diverso. Nell’educazione di Danny e di Reuven non c’è spazio per approssimativi giudizi di merito, tutto deve essere conosciuto e compreso per poter arrivare ad un giudizio consapevole. Solo la conoscenza profonda porta al rispetto per quello che non si conosce. Una doverosa postilla appuntata sul mio quaderno, con accanto un irrisolto punto interrogativo: ma le donne, signor Potok?

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Il problema Spinoza

☕ Ne abbiamo parlato da Mellow.

il-problema-spinozaOra possiamo finalmente dirlo: la paura di trovarci di fronte ad un “Mondo di Sofia” monotematico c’era. Si parla di filosofia, ed è vero, nelle parti dedicate a Spinoza il tono si fa forse un po’ troppo didattico, a scapito del piacere della lettura, ma è comunque un modo interessante e tutto sommato ben riuscito di conoscere non solo un personaggio storico (Rosenberg) ma anche un filosofo (Spinoza, appunto). Funzionale a questo scopo l’alternanza dei capitoli, che crea una sorta di parallelismo tra le due vite: come a voler dire, non è che tutti quelli che subiscono traumi e abbandoni da piccoli poi diventano criminali, eh. A volte diventano Spinoza. Una nota di merito va alla vivace e interessante descrizione della comunità ebraica, apprezzata soprattutto dagli amanti dell’aspetto storico del romanzo.

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Circolo chiuso

☕ Ne abbiamo parlato al Leopold Café Presse.

circolo-chiusoSembra un po’ come quella storia dei sequel dei film: c’è sempre qualcosa che non va. In questo caso, l’impressione generale è che Coe abbia voluto strafare nel ricamare un intero romanzo sul finale del precedente: sembra che tutto sia “di troppo”, per riempire le pagine nell’attesa di spiegare che fine hanno fatto i personaggi de “La banda dei brocchi”. Ad un certo punto l’autore decide di spiegare i punti aperti, ma lo fa in modo approssimato e con meno forza “storica” rispetto al primo romanzo. I dialoghi, spesso, sembrano finti, funzionali a spiegare i retroscena al lettore (inutile artificio quando il lettore ha letto anche il prequel, ovviamente). Deludente anche la scarsa profondità dei personaggi: siete davvero rimasti così mediocri, o è l’autore che non è riuscito a “farvi crescere”?

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La banda dei brocchi

☕ Ne abbiamo parlato alla Libreria Abao.

la-banda-dei-brocchiQuesto è probabilmente il libro che ha riscosso il maggior successo e il dibattito meno acceso: tutti d’accordo nel definirlo un libro scritto in modo avvincente e meravigliosamente ironico, capace di tenere il lettore incollato alle pagine nonostante un inizio un po’ lento. Un libro che ti stupisce con stili e linguaggi sempre diversi, ma che risulta nonostante tutto armonico e fluido. Soprattutto, un libro che riesce, attraverso gli occhi di un gruppo di giovani e dei loro genitori, a descrivere in modo appassionante e intelligente un’epoca, e un Paese, che noi non abbiamo vissuto ma che ci è sembrato di “vedere” come se fossimo stati veramente lì. Un’analisi della società inglese degli anni Settanta, ma senza essere un saggio sulla società inglese degli anni Settanta.

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La bellezza delle cose fragili

☕ Ne abbiamo parlato al Jat’ Café.

la-bellezza-delle-cose-fragiliUna nuova partecipante è venuta a trovarci pur non avendo letto il libro. Alla fine della mattinata, chiede “Ma insomma, lo consigliereste?” e noi, all’unisono: “Sì, certo. E tu, lo leggeresti?” “Solo la prima parte”. Eccola, la chiave di tutto. La prima parte, a parte alcune perplessità sullo stile forse un po’ troppo frammentato, è splendida: un lungo racconto sulla morte, e soprattutto sulla vita. Poi, con il passare delle pagine, l’entusiasmo cala un po’: sembra che ci sia troppa carne al fuoco, troppi sentimenti, troppe emozioni, troppa vita da raccontare in poche decine di pagine. Una saga familiare che avrebbe forse richiesto più approfondimento, e che nello spazio di un solo romanzo sta un po’ stretta. Un’operazione commerciale per tenere il lettore attaccato alle pagine, o la voglia di costruire una grande e complessa saga familiare? In entrambi i casi, ci è venuto il dubbio se non fosse stato meglio fermarsi alla prima parte…

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